cosa succede quando ci si innamora di un'orchidea?
Eccomi ad un livello straordinario di Relax... Ho tolto la corazza da cittadina e sono in balia del tranquillo vivere di montagna...ora un po' di danza e voglia di muoversi in un locale...il più delle volte grandi riposi, il rumore della neve sotto i piedi. Il bianco candido e luccicante della Neve. Neve che ci cade addosso il l'ultimo giorno dell'anno. Neve che di sommerge e ci permette di giocare a palle di neve come bambini ubriachi d'alcool e di divertimento. Neve che circonda piste di ghiaccio dove pattinare la notte al suono della musica. Neve in cui camminare per disperdersi nel bosco. Alcool e cibo a inghiottire il nostro corpo. Sonno in sacco a pelo, in più o da soli. Leggere Neve. Rilassarsi al calore del caminetto sempre accesso e gaurdare il Fuoco Bruciare. Oggi il lavoro riprende con l'inghiottirci della città.
Buon Anno a tutti.
Ieri mi hanno fregata. Mi sono innamorata...
di un CAPPELLO.
"Ci vengo apposta, da lontano, e voi pure potreste forse ricordarvi di me, e se non di me...almeno di quei cappelli che già vi acquistai, come me li ricordo io ad uno ad uno...
Questo per esempio...berretto irlandese! In panno trapuntanto, tre colori...adatto sommariamente a tirare di fionda ai lampioni. Questo lo conosco eccome, in tre tonalità, ruggine, campo, marron. Vi saprei raccontare ogni cosa che mi è capitata con questo attrezzo sul capo. Un inverno intero sulla strada...nel mezzo della strada.
Ma coperto. Guardito. Attrezzato. Incoppolato. Che quando si è così sperticatamente ospiti, un cappello bisogna pure avercelo, almeno per chiamare casa il posto dove lo si appoggia.
Un cappello da pomeriggio freddo in città, per le strade grigie del quartiere. Un cappello da molo, da banchina. Un cappello per non essere ricevuto in casa e prendere a calci lattine, e sedersi sui gradini, e soffiare in armoniche a bocca, e averci sigarette in bocca. Un cappello per svignarsela, per mancare agli appuntamenti, da farsi ingrassare il didietro, da scolorare il foglio della marca, da non togliersi mai più di testa, che non rispetti nessuno...e così forse, finalmente finire perduto...come una rivincita, sulla gioventù.
E' forse per quello che quel vostro cappello se ne andò da sé...scomparso, non rincasato, come per randagismo. Ed ora rieccolo nvece, qui sullo scaffale...identico, preciso..."
Non si muore tutte le mattine, Vinicio Capossela
Forse io sono la calma prima della tempesta....è per questo che ridi tanto.....ti costringo ad essere così seria, che non appena ti liberi di me....sei un esplosione di luce e colori....come l'aurora. F.V.
Una sinfonia tribale d'inverno fatta di ritmi lana e cappelli colorati fatta colpisce Milano così, di soppiatto. Penso e scrivo idee e pensieri lontani, che arrivano di notte al calore del mio corpo e del caldo del letto. Non esiste soluzione ai pensieri malsani che possono cogliere di notte. Ma non sono i miei. I miei battono di berimbau e dicono serenità e quell'energia che non mi sentivo addosso da tempo. Lo si vede dal ridere solitario che mi coglie per strada, non si capisce neanche perché. C'è vivere, viversela e lasciarsi vivere. Ma non c'è verità, c'è ogni verità per ogni momento, attimo, persona. Rashomon questo lo dice molto meglio di me. Allora mi faccio coinvolgere dalla mia energia, da quella degli altri e dal ritmo dentro e dalla gioia di stare in questo cazzutissimo mondo, pieno di difficoltà. Ascolto il mood della serata e della festa che si fa sempre senza organizzare a casa, al suono di vodka e liquore al caffé che baciano panna e diventano white russian. Di cibo d'asporto misto a cucina locale e globale nata dalla rete di abitanti di questa piccola grande casa dove tutti si sentono a casa. Potrei dire quello che senso, chiaramente, per una volta tanto, ma sento emozioni e sento pensieri che hanno voglia di rimanere così, non detti, ma profumo che si nasconde tra le parole. E allora danzo alla musica della serata..se vuoi lenta, se vuoi veloce e in fusion con le mie forze e la mia emotività. O anche no. Un free hug a tutti. Proprio a tutti.

La vita è una favola dark. Ultimamente sono troppe le cose che scombinano e turbinano la mia testa e i miei pensieri. A volte penso che è meglio non avere la testa per pensare. Idiozie che turbinano nel cervello di chiunque, prima o poi. In queste ultime settimane sono stata meglio, dopo il periodaccio da fine agosto a ottobre. Ma ieri hanno bussato alla mia porta un turbinio confuso di sventurate notizie ed emozioni. Un "oh no" nato da un sms. Un'altra brutta notizia, forse, una più brutta di altre, ultime. La morte bussa alle nostre porte senza chiedere troppe spiegazioni, nerovestita come di nero mi tingo in questo periodo, concedendo al rosso, con tutti i suoi significati, unghie e labbra. La Vita è una favola Dark. La Morte ha bussato al mio cervello, e purtroppo è entrata in un altro. Sempre di tempo si parla. Consumo il tempo che ho a disposizione, affinché faccia meno male, ma c'è chi in questo tempo sbrindella il mozzico di vita che gli rimane, e non lo sa. Non parliamo di probabilità, please. Non parliamo di fortuna. E' inutile dire cosa associa la mente alla morte, è inutile macchiare la vita e la morte, così già pervase l'una dell'altra, yin & yang addicted. Con questi pensieri shakerati nella testa sono andata a vedere tideland. Tristezza ed ansia hanno pervaso il mio spirito. L'anima s'era fatta pesante...un drink, forse per risollevare il morale, forse per condivire emozioni. A nulla valso. Parole al vento, nella musica stagnante di avventori, chiacchericcio e cameriere nulla facenti. Quando chiedi, e in risposta solo peso, insignificanti emozioni di un rifiuto e un abbandono già dato. Il tuo cuore lascia la seduta, la tua testa non ragiona, vuole andare via. Finisci il drink e te ne vai. Addolorato e arrabbiato, il tuo cuore fugge, sapendo che mai capirà, ma forse, e fa più male, non vale la pena capisca. La favola dark della tua vita continua. Ma per ora, fine della trasmissione.
Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente divise. Dalla porta d'ingresso non si può uscire, e da quella di uscita non si può entrare. Tutti seguono questa regola. Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via. C'è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia."
(Haruki Murakami - Dance Dance Dance)
Domani è mercoledì. Ci sarà un si o un no e di sicuro una conseguenza. Questi giorni con i nervi tirati, il sonno che va e viene incollato alla stanchezza e lo stress di questa situazione di malessere che non sai più esattamente per quale dei (diversi) buoni motivi che la vita ti ha propinato. Barcolli tra l'emotività fragile e la razionalità forte ma sai che ce la farai, ce l'hai sempre fatta. E' sempre e solo una questione di tempo. Zigzaghi per la città cercando di trovare soluzioni e risposte che non hai.
Nel frattempo pensi al we e alle ore passate fuori al freddo nel piazzale della stazione centrale di Milano. Hai finalmente capito perché le zone delle stazioni vengono sempre tacciate come poco sicure e si dice sempre ai turisti soprattutto di star lontani dallo stazionarci. In cantiere uno spot per un concorso, un manipolo (eheh) di uomini/donne e bambini (rom) si sono intrattenuti in quella piazza, chi per fare sostegno morale, chi per trucco e parrucco, chi per costumi etc etc, ma di sicuro i bimbi rom erano lì per businnes. Purtroppo noi abbiamo rovinato in parte i loro ricavati, visto che i bimbi sono sempre loro, quei piccoli scippatori di gente ignara che non si insospettisce della presenza di questo gruppetto di ragazzini vivaci. Peccato che è un gruppo organizzato di scippo. Sicuramente i "piccoli" non hanno gradito i nostri avvisi ai turisti e alla gente di passaggio a stare attenti alle borse/zaini. Una piccola sensazione percepita dal "vaffanc." (verbale e gestuale, sia chiaro) condito con altre espressioni e qualche lattina gettata nella nostra direzione. La selva presente e stazionante nel piazzale ha trovato molto curioso e interessante il nostro da farsi con telecamere, luci, parrucche e make up, e la loro attenzione certo non ci ha tranquillizzato. Forse la fuga dei bimbi all'arrivo delle divise d'ordine dovrebbe tranquillizzare, ma se pensi che a detta di uno dei poliziotti uno di questi piccoli rom l'hanno preso (e ovviamente rilasciato, vista l'età) 35 volte...viene da pensare.
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